Italia e Mondo 

“Il Nobel è nostro”: la comunità venezuelana in marcia per pace e libertà a Genova

Corteo dal centro cittadino fino a San Lorenzo in sostegno al popolo venezuelano e a María Corina Machado, Premio Nobel per la Pace 2025. «Il premio appartiene a tutti quelli che lottano contro il regime di Maduro»

La comunità venezuelana in Liguria è scesa in piazza ieri per chiedere pace, democrazia e libertà per il proprio Paese. La Marcia per la Pace e la Libertà, inserita nella campagna globale “Il Nobel è nostro”, ha attraversato il cuore della città, unendosi a iniziative analoghe organizzate contemporaneamente in dieci città italiane e in numerosi paesi nel mondo.

Il corteo è partito da piazza De Ferrari e ha raggiunto la Cattedrale di San Lorenzo, dove i partecipanti si sono riuniti in un presidio statico. Qui è stata recitata una preghiera collettiva per il Venezuela e per i prigionieri politici, ricordati più volte dagli interventi al microfono. Secondo i dati dell’organizzazione non governativa Foro Penal, citati dai rappresentanti della comunità, sarebbero attualmente 887 le persone detenute per motivi politici, tra cui anche cittadini italiani come Alberto Trentini e Biagio Pilieri.

Al centro della mobilitazione, il sostegno alla leader dell’opposizione María Corina Machado, insignita del Premio Nobel per la Pace 2025. «Il Nobel della Pace rappresenta il risultato di anni di lotta per la libertà. È speranza, forza e dignità – ha affermato l’attivista e rappresentante della comunità venezuelana in Liguria Soreilis Rojas –. Oggi non c’è una sola vincitrice: il premio appartiene a tutti noi, dentro e fuori il Venezuela. Ognuno continua a portare avanti il messaggio di libertà e di resistenza contro il regime di Nicolás Maduro».

Dal palco improvvisato sotto la cattedrale, gli organizzatori hanno ribadito la volontà di proseguire la battaglia democratica, facendo riferimento anche a Edmundo González Urrutia, indicato dall’opposizione come presidente eletto nelle contestate elezioni del 28 luglio 2024. «Siamo un popolo determinato a essere libero – hanno sottolineato –. Con la nostra leadership riusciremo a restituire pace, democrazia e libertà ai cittadini e a favorire il ritorno degli oltre otto milioni di venezuelani costretti all’esilio».

Ora gli occhi dei manifestanti sono puntati su Oslo, dove il 10 dicembre è prevista la cerimonia di consegna del Nobel. I sostenitori sperano che María Corina Machado possa essere presente di persona, nonostante – secondo quanto riferito dagli attivisti – viva da oltre un anno in clandestinità e sotto costante minaccia del governo Maduro. «Il Nobel è nostro», ripetevano ieri in corteo: uno slogan che per la comunità venezuelana ligure non è solo un omaggio alla loro leader, ma il simbolo di una speranza collettiva che attraversa frontiere e continenti.


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